AnimAlia, Arte del riciclo

Il dibattito sui temi ambientali che, a causa della crisi degli ecosistemi, mai come in questi anni è stato vivace, coinvolge in maniera particolare la questione dello smaltimento dei rifiuti.
A detta degli specialisti del settore il dislocamento, il riciclo ed il riutilizzo del grande quantitativo di rifiuti che le nostre società producono rappresentano una delle sfide principali che le politiche ambientaliste dovranno risolvere nei prossimi anni.
Alle tradizionali possibilità di riutilizzo dei materiali di scarto, come la produzione di energia attraverso i rigassificatori o la riconversione di alcuni rifiuti in fertilizzanti ad uso agricolo, un gruppo di giovani ha suggerito, anche provocatoriamente, un utilizzo artistico dei materiali riciclati.
Primo Forum sul riciclo dei rifiuti e sulle energie rinnovabili

Inaugurato dal Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, si è tenuto a Roma "Ecomunica", il primo forum sul riciclo dei rifiuti e sulle energie rinnovabili.
La manifestazione, volta a coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza su temi quali la riduzione, il riutilizzo ed il riciclo dei rifiuti ed a far conoscere le nuove tecnologie nel campo delle energie “pulite”, è stata promossa dalla Regione Lazio, dal Ministero della Gioventù, da Roma Capitale, dalla Provincia di Viterbo, dall'AMA e dalla Camera di Commercio di Roma.
Sauri delle Dolomiti

Fino a trenta anni fa, nessun paleontologo avrebbe mai pensato di trovare tracce di dinosauri nell'area dolomitica. L´apparente mancanza di dinosauri sul territorio fu spiegata con la ricostruzione paleoambientale che collocava l´area dell'odierna Italia in un vasto mare (la Tetide), in parte profondo, in cui crescevano barriere coralline e in cui si depositarono marne e limi - però nessuna estesa terraferma che poteva ospitare i dinosauri.
Fig.1. La mostra temporanea "Sauri delle Dolomiti" organizzata dal Museo Scienze Naturali Alto Adige (BZ) dedicata ai vertebrati fossili delle Dolomiti e il loro antico ambiente.
La Dolce Vita secondo Emilio Federico Schuberth
Emilio Federico Schuberth fu un’icona dell’esteriorità e la pellicola del giornalista Antonello Sarno, Schubert, l’atelier della Dolce Vita, accarezza come un soffio magico il suo stile unico, femminile ed identificativo di un’epoca. Nel film la Dolce Vita di Fellini, infatti, si scorge il profumo Schu del maestro couturier e negli inviti di nozze di allora si scriveva: “La sposa indosserà un abito di Schuberth”, come marchio di garanzia, che non fu tralasciato neppure per la celebrazione delle nozze di sua figlia Gretel, giocando con la tipica ironia dello stilista. In un documentario arricchito di testimonianze d’eccezione come Sophia Loren, Micol Fontana, Pierre Cardin, Bernardo Bertolucci, Carlo Rosella, Adele Cambria e Christian De Sica, il regista rivela che Schuberth era il sarto delle dive e delle regine.
Over the rainbow, la rinascita

Saideke Balai – Worrions of the Rainbow: Seediq Bale
SaideKe Balai – Worrions of the Rainbow: Seediq Bale di Te-Sheng Wei, in concorso a Venezia ’68, è un vero e proprio kolossal prodotto, tra gli altri, da John Woo. Ben 25 milioni di dollari per raccontare il tentativo di ribellione della tribù aborigena degli Atayal contro i coloni giapponesi, insediati nell’isola di Taiwan dal 1895 al 1945. Il rigoglioso territorio di Wushe, pieno di acqua, minerali, montagne, sembra sacro e magico già al primo impatto con la pellicola; infatti, la storia di questo massacro trascende la legge della guerra prodotta dell’uomo, innalzandola ad una dimensione alta, come un arcobaleno di sacralità intriso di dolore, rimorso e sangue. Siamo di fronte ad una natura che impone leggi dolorose, inondate di sangue ad ogni tappa della vita, partendo da quella iniziatica del guerriero, affinché possa fregiarsi con orgoglio dei tatuaggi di appartenenza…altro che moda e frivolezza odierne! Per noi occidentali di oggi è difficile comprenderlo ma la purezza delle tradizioni, del rispetto dei morti – anche i latini avevano il culto dei Lari e dei Penati – come la donazione della propria vita per una causa d’appartenenza intima, potrebbero condurre lo spettatore alla riscoperta dell’essenza e del valore dell’essere. La morte certa a cui vanno incontro i ribelli, vincendo per orgoglio e principio già in partenza, pur nella sconfitta e nel massacro sacrificale, è un tema già contemplato nella letteratura teatrale ma qui, purtroppo, è un drammatico riporto storico. Shakespeare, ad esempio, ne parla per bocca di Amleto, nel monologo del IV Atto, a proposito di Fortebraccio, ultimo appello, per giunta, della sua coscienza al principe indeciso.
Diana Vreeland e il fashion editing

Il documentario Diana Vreeland: The Eyes Has to Travel dei registi Frederic Tcheng e Jorgen Perlmutt, Fuori Concorso alla kermesse cinematografica veneziana 2011, pur entrando nel campo effimero della moda, tocca un personaggio trans-epocale: il colosso Diana Vreeland, inventrice del fashion editing. A vent’anni dalla sua morte, il mito della Vreeland è ancora pulsante, per il tributo tuttora vivo che la sua visionarietà diede ai fashion magazine. Profondamente innamorata dell’originalità e della diversità, scorgeva nelle persone qualità sconosciute ad esse stesse, le estraeva come si fa con i diamanti e le faceva risplendere, inventando per ognuna il suo proprio taglio a brillante. Diana dominò per mezzo secolo, a cominciare dai diktat proposti dalle riviste che diresse - Harper’s Bazaar e Vogue - fino a rivoluzionare il Constume Institute, allorché divenne consulente del Metropolitan Museum of Art di New York.
Le energie pulite in un manuale
Nasce dal desiderio di colmare la lacuna della scarsa informazione sulla produzione e l’uso dell’energia il volume Il futuro dell’energia, scritto a quattro mani da Mario Tozzi e Valerio Rossi Albertini per Edizioni Ambiente. Entrambi ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, i due autori sono, rispettivamente, geologo da tempo prestato alla divulgazione scientifica il primo e fisico nucleare specializzato in Scienza dei materiali e docente presso l’Università La Sapienza di Roma il secondo.
Grazie anche alla complementarietà delle loro formazione e dell’attività svolta, i due scienziati hanno realizzato un testo agile, che, seppur sinteticamente, offre una panoramica completa della situazione attuale in tema di fonti energetiche alternative e getta uno sguardo alle nuove possibilità che la ricerca in questo settore offre.
L'annessione dell'Abruzzo all'Italia unita

La spedizione dei Mille era praticamente finita. La Sicilia, con la sola eccezione di una fortezza a Messina, era tutta in mano a Garibaldi, o meglio ad Agostino Bertani, di formazione medico ma per vocazione politico rivoluzionario, nominato dal Generale pro-Dittatore dell'isola. Lui, Garibaldi, il Dittatore in capo, insofferente dell'attività politica e dell'inattività bellica, si era rimesso in marcia per proseguire con le armi la conquista del Regno del Sud. Era risalito per la Calabria e per la Campania e, senza incontrare resistenze di rilievo, era giunto fino in prossimità di Napoli, dove avrebbe messo piede il 7 settembre del 1860 accolto da un tripudio di folla festante. Federico II di Borbone aveva appena abbandonato la città fuggendo verso Gaeta.
Il giorno prima dell'ingresso nella capitale campana, Garibaldi aveva incontrato due docenti universitari, Salvatore Tommasi e Raffaele Piria, che agendo per conto di Cavour l'avevano scongiurato di procedere all'annessione di tutto il meridione al Regno di Sardegna. I due però non si erano dimostrati buoni diplomatici e l'unica conseguenza dell'incontro era stata un irritato fastidio manifestato da Garibaldi nei confronti del primo ministro piemontese.
Noto per le sue posizioni "moderate" a favore dell'unificazione dell'Italia sotto la monarchia dei Savoia, poco tempo prima, ai primi di agosto, Tommasi era stato chiamato da Cavour e invitato a scendere nel sud Italia tenendosi pronto a svolgere una discreta attività politica a vantaggio del Piemonte. La prima prova sul campo, l'incontro con Garibaldi, non aveva avuto i risultati sperati, ma il conte ministro, i suoi confidenti e Tommasi stesso non avevano ritenuto di dover abbandonare la partita, il che avrebbe significato d'altronde lasciare campo libero ai mazziniani per sollecitare una rivoluzione di popolo a forte impronta repubblicana.
Pochi giorni dopo l'appuntamento con il Generale, Tommasi si accinse dunque a una nuova missione in Abruzzo: una «debolissima missione», scrisse in una lettera a un amico, consistente nel verificare la possibilità di un'annessione pacifica dell'intera regione al Regno di Sardegna. I primi contatti con i sindaci del luogo gli dettero uno slancio insospettato e presto si ritrovò ad aver cambiato idea su quella che prese a denominare «una santa missione». Senza nemmeno dover faticare troppo, se non per gli affrettati spostamenti in un territorio complesso e disagevole, in pochi giorni il medico accumulò decine di firme di primi cittadini della zona, che in nome dei loro governati dichiaravano l'adesione al regno sabaudo. La mattina del 7 ottobre del 1860 ad Ancona, andandogli incontro all'uscita dalla messa, Tommasi porse al re un documento ufficiale sottoscritto da 150 sindaci di Comuni abruzzesi.
Fermate quei neutrini!
Editoriale
Voglio che qualcuno fermi quei neutrini nella loro corsa folle per arrivare presto, molto presto, quasi subito, al traguardo. Per arrivarci – come sembra – prima della luce, che pure tanto piano non andava. Voglio che qualcuno li fermi, o quanto meno provi a intralciarli e rallentarli un po', così da farli arrivare con calma. Lo voglio per una serie di motivi, ma soprattutto perché sono stanco. Un po' anziano e stanco. Vi state chiedendo che c'entra la mia stanchezza con la corsa a precipizio dei neutrini? Be', se avrete la pazienza di arrivare in fondo a questo articolo lo capirete.
Tutto nasce dal fatto che della scienza mi sono innamorato presto, nella mia vita. Probabilmente in qualche indefinibile momento durante il corso del mio iter scolastico, verso i tredici o quattordici anni. Mi ricordo in particolare di un libro responsabile di questo innamoramento, un libro dove si parlava di natura, cioè di come sono fatti il mondo e l'essere umano, ma anche di scienza vera e propria, cioè di come si fanno le ricerche, gli studi, gli esperimenti, per scoprire come sono fatti il mondo e l'essere umano. E quella è stata la mia prima impressione della scienza che, come il primo amore, non si scorda mai: una serie di informazioni e di dati, strettamente unita alla conoscenza degli esperimenti eseguiti per raccoglierli, delle idee che li hanno guidati, e dei metodi che sono stati seguiti.
Crescendo, tutti questi concetti sono divenuti più dettagliati, completi, numerosi, e in pochi anni mi son fatto un'idea – credo – abbastanza buona di come è fatto il mondo e di come si fa ricerca: quanto meno in certi campi, perché per tutto sarebbe impossibile. Ma a questo punto è cominciata a succedere una cosa strana. Dapprima sporadicamente, poi sempre più spesso, alcune delle conoscenze certe già acquisite hanno cominciato a vacillare, a sfocarsi, a dissolversi, a trasfigurarsi, lasciando intravedere la necessità di essere sostituite da altre "nuove" o "più esatte". Diverse. E io, in buon ordine, mi sono adeguato.
Lilio, lo sconosciuto inventore del calendario

Si deve a questo studioso calabrese del ’500 l’attuale sistema di misurazione del tempo. Eppure della sua vita e della sua attività di scienziato si sa poco. Un ricercatore dell’Iccom-Cn, ne sta promuovendo la riscoperta, attraverso un libro e alcuni convegni
Medico, matematico e astronomo del 1500, Luigi Lilio occupa un posto di rilievo nella storia della misurazione del tempo. Si deve a lui, infatti, l’ideazione del calendario gregoriano. Eppure dell’importanza delle sue intuizioni è rimasta solo qualche debole traccia. La scarsa notorietà del personaggio è dovuta al fatto che la riforma del calendario non porta il suo nome bensì quello di papa Gregorio XIII che l’ha divulgata nel 1585. Ma è il calendario di Lilio quello che ancora oggi si usa.
La riscoperta di questa interessante figura si deve anche all’attività e alla passione di Francesco Vizza, ricercatore dell’Istituto di chimica dei composti organo metallici (Iccom) del Cnr che sullo studioso ha di recente pubblicato un libro e promosso convegni di approfondimento.
L’importanza di Lilio emerge a pieno se si considera che nel Cinquecento erano ancora inesistenti le leggi dei modelli planetari e non erano ancora state acquisite molte conoscenze astronomiche e matematiche. Malgrado questi limiti, lo scienziato ha sciolto un nodo che per secoli aveva impegnato personalità di tutto rispetto, come Niccolò Copernico, che però aveva fallito.
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