Una ricerca guidata dall'Università di Padova analizza per la prima volta i piccoli RNA regolatori nel latte del tursiope, rivelando inaspettate somiglianze evolutive con la specie umana e gli animali da allevamento.
Il latte materno non rappresenta soltanto un alimento fondamentale per la crescita, ma è un vero e proprio fluido biologico avanzato ricco di componenti in grado di regolare funzioni cellulari e fisiologiche cruciali. Tra queste spiccano i microRNA (miRNA), piccolissime molecole di RNA che controllano l'espressione dei geni. Sebbene la loro presenza sia stata a lungo approfondita nel latte umano e in quello di vari mammiferi domestici, finora il profilo genetico del latte dei cetacei era rimasto del tutto inesplorato.

Denti di Hutchinson in un bambino con sifilide ereditaria. Fig. 169, p. 955, da Robert W. Taylor, Malattie degli organi genito-urinarii veneree e sifilitiche. Trattato pratico, prima traduzione italiana a cura di Carlo Calza, riveduta da Giovenale Salsotto, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1904. Opera di pubblico dominio; fotografia dell’esemplare nella biblioteca dell’autore, ritagliata, ripulita e virata in seppia chiaro. Nella stessa pagina il trattato prescrive ioduro potassico e mercurio.

 

Nel 2024 l’ECDC ha registrato 140 casi confermati nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, il numero più alto dal 2009. Ungheria, Bulgaria e Portogallo ne fanno quasi due terzi. Uno studio americano su 16 milioni di nascite mostra che l’obbligo di ripetere il test in gravidanza aumenta le diagnosi per un trimestre, poi l’effetto si perde.
di Guido Donati — 17 settembre 2026

 


Il Nipah ha una letalità fra il quaranta e il settantacinque per cento e un numero di riproduzione inferiore a uno. È la ragione per cui fa paura, ed è anche la ragione per cui dopo ventotto anni non ha un vaccino autorizzato.

Nel 1998, negli allevamenti di maiali della Malesia, comparve una malattia nuova. Encefalite, febbre alta, coma. Duecentosessantacinque casi accertati, centocinque morti. Il virus prese il nome dal villaggio di Sungai Nipah.
Il serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae, le volpi volanti. Dai pipistrelli il virus passa all’uomo per contatto diretto, per consumo di alimenti contaminati, o attraverso un ospite intermedio. In Malesia furono i maiali. In Bangladesh è soprattutto la linfa di palma da dattero, raccolta di notte nei recipienti dove i pipistrelli vanno a bere.
Da allora il Nipah torna quasi ogni anno in Bangladesh, e a intervalli in India. Nel 2026 un focolaio si è verificato nel Bengala Occidentale. L’Organizzazione mondiale della sanità lo tiene fra i patogeni prioritari, e così fanno la coalizione internazionale per la preparazione alle epidemie e gli istituti americani della sanità.


Aggiungere una manciata di atomi può trasformare radicalmente la risposta di una struttura biologica. Lo conferma un'indagine pubblicata su Nature Communications, esito della cooperazione tra l'Istituto Officina dei Materiali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iom) e partner internazionali. La ricerca chiarisce per quale motivo due minime modifiche chimiche riescano ad aumentare fino a quindici volte l'efficacia di un ribozima, un filamento di RNA in grado di fungere da catalizzatore biologico per l'editing e la modificazione delle basi.

Letalità dei casi confermati negli ultraottantenni a Hong Kong. A sinistra il ceppo ancestrale nelle prime quattro ondate, al centro Omicron BA.2 nei non vaccinati della quinta ondata, a destra Omicron BA.2 in chi aveva completato il ciclo primario. Le barre verticali indicano gli intervalli di confidenza al 95 per cento. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Emerging Infectious Diseases, vol. 28, n. 9, 2022.

 


L’idea che i patogeni evolvano sempre verso la mitezza è falsa. La selezione naturale non massimizza la clemenza: massimizza la trasmissione. E le due cose coincidono solo in casi particolari.

C’è una frase che torna in ogni epidemia. Il virus si attenuerà da solo. Uccidere l’ospite non gli conviene. Un parassita troppo aggressivo si estingue insieme alla sua vittima.
È una frase rassicurante. Ha l’aria della saggezza naturale. E come tutte le idee che consolano, va guardata da vicino.
Non è un’invenzione popolare: ha una base teorica seria, formalizzata nei primi anni Ottanta da Roy Anderson e Robert May e sviluppata da Paul Ewald. Si chiama teoria del compromesso. Per trasmettersi, un patogeno deve moltiplicarsi dentro l’ospite. Ma più si moltiplica, più lo danneggia, e un ospite morto o immobilizzato smette di trasmettere. Esiste quindi un livello di virulenza che massimizza il numero totale di contagi generati da un’infezione. Né zero, né il massimo. Un punto intermedio.

Illustrazione concettuale della rete mitocondriale: i mitocondri danneggiati vengono riconosciuti e rimossi. Immagine generata con intelligenza artificiale. Non rappresenta cellule reali né i dati dello studio.


Uno studio norvegese realizzato con una società di Hong Kong punta sul rapporto fra NAD⁺ e smaltimento dei mitocondri difettosi. Nessun paziente, nessun farmaco: vermi, cellule e neuroni coltivati in piastra.

Ogni cellula tiene in ordine i propri mitocondri. Quando uno si guasta viene smontato e riciclato. Il processo si chiama mitofagia. Per farlo serve energia, e serve una molecola chiamata NAD⁺, che con l’età diminuisce.
L’ipotesi circola da anni: se il NAD⁺ cala e la mitofagia rallenta, i mitocondri rotti si accumulano e i neuroni si ammalano. Uno studio pubblicato il 21 agosto su Alzheimer’s & Dementia, la rivista dell’Alzheimer’s Association, prova a mettere numeri sotto quell’ipotesi e a indicare dove si potrebbe intervenire.


Il mese di settembre porta con sé la ripresa dell'anno scolastico e il ritorno ai ritmi della vita di tutti i giorni dopo la pausa estiva. Il riadattamento a un'agenda scandita da sonno, alimentazione, sport, studio e vita di relazione rende le prime settimane di lezioni il momento ideale per ripristinare le buone abitudini e identificare tempestivamente eventuali difficoltà o segnali di disagio.

Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, evidenzia come il rientro a scuola rappresenti un'ottima opportunità per ricostruire le routine salutari che durante l'estate si sono allentate, sottolineando l'importanza di dormire a sufficienza, fare colazione, muoversi quotidianamente e mantenere regolarità per supportare il benessere dei ragazzi.


Uno studio del Cnr-Ibba pubblicato sulla rivista Scientific Reports rivela come l'interazione tra alimentazione vegetale/pesce, acido acetilsalicilico e microbiota intestinale possa ridurre in modo significativo l'infiammazione e la formazione di neoplasie.

L'associazione tra una dieta pesco-vegetariana, caratterizzata da un elevato consumo di pesce, verdure e alimenti di origine vegetale, e l'assunzione di acido acetilsalicilico contribuisce in modo determinante a migliorare la salute dell'intestino. Questa particolare combinazione svolge un'efficace azione preventiva nei confronti dei processi infiammatori legati allo sviluppo del tumore del colon-retto, che rappresenta ad oggi la seconda causa di morte per cancro a livello mondiale secondo i dati IARC del 2022. La ricerca è stata coordinata dall’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba), in collaborazione con ricercatori dell’Università degli Studi di Firenze.


Un team di ricerca internazionale guidato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha sviluppato una nuova generazione di cellule immunitarie ingegnerizzate in grado di superare le principali barriere che oggi limitano l'efficacia dell'immunoterapia. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Signal Transduction and Targeted Therapy (gruppo Nature), dimostra come queste cellule siano capaci di identificare i tumori che eludono il sistema immunitario, disattivare i loro meccanismi di difesa e prolungare nel tempo la propria azione antitumorale.

«Questa pubblicazione è un importante riconoscimento internazionale dell’elevato valore innovativo della nostra ricerca e del suo potenziale impatto in ambito clinico», spiega la dottoressa Paola Vacca, responsabile dell’Unità di Cellule Linfoidi dell’Immunità Innata del Bambino Gesù e coordinatrice dello studio.



Uno studio pionieristico condotto dal Politecnico e dall’Università di Torino rivela come anche gli ingredienti non alcolici, come l'anidride solforosa, possano incidere sul comportamento al volante, persino quando l'alcolemia rispetta la legge.


In tema di sicurezza stradale siamo abituati a considerare quasi esclusivamente la quantità di alcol ingerita. Tuttavia, ci si chiede se anche la specifica composizione della bevanda possa giocare un ruolo. In che misura elementi non alcolici come i solfiti possono alterare le reazioni di chi guida, pur restando nei parametri consentiti dal codice della strada?
A fare luce su questo interrogativo è una ricerca congiunta del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino. Lo studio, dal titolo “Understanding driver behaviour after consuming conventional wines with different sulphite contents: insights from a driving simulator study”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One e finanziato dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo), con l'obiettivo di valutare in un ambiente controllato se e come la concentrazione di anidride solforosa influenzi le capacità di guida.

 

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