Il sonno misurato al polso e 83 malattie, un’associazione da maneggiare

Alessia Di Gioacchino 04 Ott 2026


Un accelerometro portato per una settimana da 95.559 britannici collega più sonno REM a meno diagnosi di 83 malattie negli anni successivi. Lo studio è osservazionale, e lo strumento distingue le fasi del sonno con precisione modesta. Il comunicato confonde anche due malattie.
La UK Biobank è una grande coorte di volontari britannici. Fra il giugno del 2013 e il dicembre del 2015 ha invitato 236.519 partecipanti a portare al polso un accelerometro per sette giorni e sette notti. L’accelerometro è un sensore di movimento, simile a un orologio. Dopo i controlli di qualità sono rimasti 95.559 partecipanti, con un’età media di 56 anni.

Jingsong Luo e cinque colleghi della Peking University e della Capital Medical University di Pechino hanno ricavato da quei movimenti le fasi del sonno. Il lavoro è uscito su PLOS Medicine il 17 settembre 2026, ad accesso aperto. Il sonno REM è la fase dei movimenti rapidi degli occhi e dei sogni più vividi. Il sonno profondo è la fase più lenta, quella da cui è più difficile svegliarsi.
Il polso non vede le fasi del sonno. Le stima un algoritmo di apprendimento profondo, SleepNet. È stato addestrato su oltre 1.100 notti registrate sia con l’accelerometro sia con la polisonnografia, l’esame di laboratorio che misura il sonno con elettrodi sulla testa, sugli occhi e sui muscoli. Nel distinguere veglia, sonno REM e sonno non REM l’algoritmo raggiunge un indice F1 di 0,49, su una scala in cui 1 è l’accordo perfetto. Rispetto alla polisonnografia sottostima il sonno REM di 17 minuti e sovrastima il sonno totale di 48.


Gli autori hanno seguito i partecipanti per una mediana di 8,9 anni e hanno cercato 1.049 malattie nelle schede di dimissione ospedaliera. Con un controllo statistico severo per i confronti multipli hanno trovato 156 associazioni. Ogni 47,6 minuti in più di sonno REM si associano a meno diagnosi per 83 malattie. Con il sonno profondo, per 47,5 minuti in più, le malattie sono 7. Le analisi tengono conto di età, sesso, deprivazione della zona di residenza, istruzione, peso, fumo, alcol, attività fisica e altre variabili.
Il risultato è espresso in hazard ratio, il rapporto fra la velocità con cui una diagnosi compare in due gruppi. Per lo scompenso cardiaco l’hazard ratio legato al sonno REM è 0,74. Per le demenze è 0,54. Per il parkinsonismo, l’insieme dei disturbi del movimento simili al Parkinson, è 0,20, con un intervallo di confidenza al 95 per cento fra 0,11 e 0,39. Il sonno profondo va insieme a meno diagnosi di diabete di tipo 2, 0,89, di depressione maggiore, 0,86, e di malattia di Parkinson, 0,70.

 

 

Hazard ratio, con intervallo di confidenza al 95 per cento, di alcune malattie per ogni aumento di 47,6 minuti di sonno REM (in blu) e di 47,5 minuti di sonno profondo (in arancio), stimati con un accelerometro da polso in 95.559 partecipanti della UK Biobank. Scala logaritmica, la linea verticale a 1 indica nessuna differenza. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Luo J. et al., PLOS Medicine 2026, doi 10.1371/journal.pmed.1005213 (articolo con licenza CC BY). Grafico originale della redazione.

 


Il comunicato di PLOS, ripreso da ScienceDaily il 23 settembre 2026, attribuisce al sonno REM un hazard ratio di 0,20 per la malattia di Parkinson. Nel paper lo 0,20 riguarda il parkinsonismo. La malattia di Parkinson compare con il sonno profondo e un hazard ratio di 0,70.
Il testo principale non riporta quante persone abbiano avuto ciascuna malattia. Sono escluse dall’analisi le malattie con meno di 20 casi. Senza il numero dei casi un hazard ratio non dice quante diagnosi cambierebbero con più sonno REM.
Gli autori elencano otto limiti. Lo studio è osservazionale e non può stabilire cause. Il sonno è stato misurato per una sola settimana. Le altre caratteristiche dei partecipanti erano state raccolte in media 5,7 anni prima. Le diagnosi vengono solo dai ricoveri. I volontari della UK Biobank sono più sani, più ricchi e più spesso di origine europea della popolazione britannica.
Il limite più pesante riguarda la direzione del legame. Le malattie neurodegenerative cominciano anni prima della diagnosi, e il sonno può cambiare già in quella fase. Escludendo le diagnosi dei primi due anni restano significative 95 associazioni su 156, circa sei su dieci. Il paper non dice quali delle altre siano cadute.


Lo studio è finanziato dalla National Natural Science Foundation of China e da programmi per giovani ricercatori di Pechino. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse e mettono il codice a disposizione in un archivio pubblico.
Il sonno breve va nella direzione opposta. Dormire meno di cinque ore per notte, rispetto a sei-otto, compare in 37 delle 41 associazioni con un rischio maggiore.
Il sonno è quello di una settimana, letto al polso fra il 2013 e il 2015. Le diagnosi sono arrivate dopo, negli ospedali.


Bibliografia
Luo J., Liu R., Yin J., Cao W., Sun S., Chen R., «Accelerometer-derived real-world sleep stages and risk of incident diseases: A UK Biobank cohort study and phenome-wide association analysis», PLOS Medicine, 23, 9, e1005213, pubblicato il 17 settembre 2026, accesso aperto con licenza CC BY. doi: 10.1371/journal.pmed.1005213
PLOS, comunicato stampa, ripreso da ScienceDaily il 23 settembre 2026 con il titolo «More REM sleep linked to lower risk of 83 diseases» (fonte secondaria).



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