SMA: la malattia inizia già nel grembo. La svolta dagli "avatar" cerebrali

Francesco Defler 20 Feb 2026


Uno studio italiano basato su organoidi rivela che l'Atrofia Muscolare Spinale altera lo sviluppo del sistema nervoso ben prima della nascita.
L’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) non è "solo" una malattia degenerativa che colpisce i motoneuroni dopo la nascita, ma un disturbo che affonda le sue radici nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. A rivelarlo è una ricerca d’eccellenza pubblicata su Nature Communications, frutto della sinergia tra l’Università Statale di Milano (Centro Dino Ferrari), Humanitas University, il Policlinico Ca' Granda e la Columbia University.

Oltre il motoneurone: una nuova visione della patologia
Coordinato dalle professoresse Stefania Corti (Statale di Milano) e Simona Lodato (Humanitas University), lo studio ribalta il paradigma tradizionale della SMA. Grazie all'uso degli organoidi — modelli tridimensionali di tessuto nervoso coltivati in vitro a partire dalle cellule dei pazienti — i ricercatori hanno potuto osservare per la prima volta i processi biologici che avvengono nel sistema nervoso durante la gestazione.

Il difetto originario: La carenza della proteina SMN non danneggia solo i neuroni già formati, ma "inceppa" il programma di crescita delle cellule staminali neurali (i progenitori).

Un blocco della maturazione: La mancanza di questa proteina crea un ostacolo nello sviluppo, impedendo alle cellule di maturare correttamente e alterando l'intero sistema nervoso centrale, non solo il midollo spinale.

Le evidenze: ipereccitabilità e anomalie diffuse
Utilizzando tecnologie avanzate di sequenziamento a singola cellula, il team ha mappato alterazioni che coinvolgono diverse popolazioni neuronali.

"Le registrazioni elettriche hanno mostrato un'anomala ipereccitabilità sia negli organoidi spinali che in quelli cerebrali", spiegano le ricercatrici. "Questo dimostra che la disfunzione è sistemica e riguarda l'intera rete neurale".

Perché lo screening neonatale è la chiave
La scoperta ha implicazioni cliniche immediate e fondamentali:

L'importanza del tempo: Poiché i danni iniziano prima dei sintomi visibili, intervenire nei primi giorni di vita (o idealmente in fase presintomatica) è l'unico modo per prevenire lesioni irreversibili.

Efficacia dei trattamenti: Lo studio ha testato con successo l'uso di oligonucleotidi antisenso (farmaci che aumentano i livelli di proteina SMN). Se somministrati precocemente, questi sono in grado di correggere i difetti di forma e funzione, riportando l'attività elettrica alla normalità e salvando le cellule dalla morte precoce.

Un'eccellenza della ricerca italiana
Questo traguardo consolida il ruolo dell'Italia come hub internazionale nelle neuroscienze. La collaborazione tra il Centro Dino Ferrari, l'Università Statale, Humanitas e il Policlinico di Milano dimostra come l'integrazione tra biologia dello sviluppo e clinica possa trasformare la comprensione di malattie genetiche considerate un tempo incurabili.

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