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Un team di ricercatori italiani ha gettato nuova luce sulla peculiare morfologia cranio-facciale dei Neanderthal. Lo studio, pubblicato su "Evolutionary Anthropology", suggerisce che le caratteristiche distintive di questi nostri "cugini" estinti, come il viso sporgente e la fronte sfuggente, potrebbero derivare da un adattamento iniziale del tratto cervicale, ovvero del collo.

Un ritratto del nostro "fratello perduto"
I Neanderthal (Homo neanderthalensis) sono la prima specie umana estinta ad essere stata scoperta e, grazie a numerosi fossili, sappiamo molto del loro stile di vita e del loro aspetto. Erano esseri umani robusti, con un cervello grande e una cultura complessa. Tuttavia, la loro anatomia era molto diversa dalla nostra: avevano una struttura del corpo tarchiata, adatta a climi glaciali, e una testa dalla forma unica, con un cranio basso e allungato, grandi arcate sopracciliari e un naso prominente.

Pubblicato in Paleontologia



Abstract

This article explores the Akan civilization of West Africa through its system of gold weights (abrammoo), a treasure that transcends its material value. The analysis focuses on the dual function of these objects, which acted as both instruments of commerce and a complex visual language. It is illustrated how each weight embodied a proverb or a philosophical principle, serving as a tool of law and social justice. The article also examines the weights' role as a symbol of status and lineage and explores their fascinating connections with ancient African scripts and universal symbols, such as the swastika, offering an interpretation that deviates from conventional narratives.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 03 Settembre 2025 08:14

I pesi Akan: un viaggio nel regno della saggezza

 


Il presente articolo esplora la civiltà Akan dell'Africa occidentale attraverso il suo sistema di pesi per l'oro (abrammoo), un tesoro che trascende il suo valore materiale. L'analisi si concentra sulla doppia funzione di questi oggetti, che agivano sia come strumenti di commercio che come un complesso linguaggio visivo. Viene illustrato come ogni peso incarnasse un proverbio o un principio filosofico, fungendo da strumento di legge e di giustizia sociale. L'articolo esamina inoltre il ruolo dei pesi come simbolo di status e di lignaggio e ne esplora le affascinanti connessioni con antiche scritture africane e simboli universali, come la svastica, offrendo un'interpretazione che si discosta dalle narrative convenzionali.

Pubblicato in Scienza generale


Un team di ricercatori, inclusi diversi ex studenti dell'Università di Padova, ha sviluppato un nuovo modello di intelligenza artificiale che, analizzando i dati raccolti da sensori indossabili, è in grado di individuare i primi segnali di rischio di diabete prima che i test standard, come l'HbA1c, mostrino anomalie.

Lo studio, pubblicato su "Nature Medicine", rivela che due persone con lo stesso valore di HbA1c possono avere un rischio di diabete molto diverso. A differenza del test tradizionale, che misura la media di glucosio nel sangue, questo modello analizza i picchi glicemici giornalieri per comprendere come il corpo gestisce lo zucchero.

Pubblicato in Medicina

The name Bruce Willis, an icon of action cinema and a symbol of charisma, has in recent years become a crucial vehicle for public awareness of a lesser-known neurodegenerative disease: frontotemporal dementia (FTD). His story, managed with admirable transparency by his family, offers a unique opportunity to understand the progression of this condition.

Bruce Willis built a legendary career, turning his "everyman" charisma into a distinctive trait. After television success with the series "Moonlighting," his rise to global stardom came with the role of John McClane in "Die Hard" (1988), a character who redefined the action genre. Films like "Pulp Fiction" and "The Sixth Sense" later showcased his versatility, solidifying his status as an actor of rare depth. It was precisely this well-known strength and sharpness that made the first signs of decline particularly noticeable.

The first symptoms emerged subtly and insidiously on set. Colleagues and crew members noticed Willis's increasing difficulty memorizing lines and following the director's instructions. In March 2022, his family announced his retirement from acting due to a diagnosis of aphasia, a language disorder. Almost a year later, in February 2023, the family clarified that the aphasia was in fact a symptom of frontotemporal dementia (FTD).

Pubblicato in Scienceonline

Il nome di Bruce Willis, icona del cinema d'azione e simbolo di carisma, è diventato negli ultimi anni un veicolo cruciale per la sensibilizzazione pubblica su una malattia neurodegenerativa meno nota: la demenza frontotemporale (FTD). La sua storia, gestita con ammirevole trasparenza dalla famiglia, offre un'opportunità unica per comprendere la progressione di questa patologia.

Bruce Willis ha costruito una carriera leggendaria, trasformando il suo carisma da "uomo comune" in un tratto distintivo. Dopo il successo televisivo con la serie "Moonlighting", la sua ascesa a star globale è avvenuta grazie al ruolo di John McClane in "Die Hard" (1988), un personaggio che ha ridefinito il genere d'azione. Film come "Pulp Fiction" e "Il sesto senso" hanno poi mostrato la sua versatilità, consolidando il suo status di attore di rara profondità. Proprio questa sua nota forza e incisività hanno reso particolarmente evidenti i primi segnali di declino.

I primi sintomi sono emersi in modo sottile e insidioso sul set. Colleghi e membri della troupe hanno notato la crescente difficoltà di Willis nel memorizzare le battute e nel seguire le indicazioni del regista. Nel marzo 2022, la famiglia ha annunciato il suo ritiro dalle scene a causa di una diagnosi di afasia, un disturbo del linguaggio. Quasi un anno dopo, a febbraio 2023, la famiglia ha chiarito che l'afasia era in realtà un sintomo della demenza frontotemporale (FTD).

Pubblicato in Medicina




At the heart of every health emergency is a battle. Not just against a pathogen, but also against misinformation. The COVID-19 pandemic brought to light a deep rift between the scientific community and public perception. On one extreme, you have health agencies and governments trying to disseminate information based on rapidly evolving data. On the other, a growing wave of skepticism fueled by false myths and a profound distrust in institutions.
To understand this dynamic, it is helpful to look at the figures of John Ioannidis and Susan Monarez. Their roles, while different, are essential for comprehending the complex interplay between science, data, and communication in times of crisis.

Pubblicato in Scienceonline



Nel cuore di ogni emergenza sanitaria c'è una lotta. Non solo contro un agente patogeno, ma anche contro la disinformazione. La pandemia di COVID-19 ha messo in luce una profonda frattura tra la comunità scientifica e la percezione pubblica. A un estremo ci sono le agenzie sanitarie e i governi, che cercano di diffondere informazioni basate su dati in rapida evoluzione. Dall'altro, una crescente ondata di scetticismo alimentata da falsi miti e da una profonda sfiducia nelle istituzioni.

Per capire questa dinamica, è utile guardare alle figure di John Ioannidis e Susan Monarez. I loro ruoli, sebbene diversi, sono essenziali per comprendere la complessa interazione tra scienza, dati e comunicazione in tempo di crisi.

Pubblicato in Medicina

 


Una ricerca innovativa, frutto della collaborazione tra l'Università Statale di Milano, l'Université Paris 8 e l'Università di Tolone, ha utilizzato modelli epidemiologici – solitamente impiegati per analizzare la propagazione delle malattie – per studiare uno dei momenti salienti della Rivoluzione Francese: la Grande Paura del 1789. Pubblicato su Nature, lo studio dimostra che quest'ondata di panico, che travolse migliaia di contadini francesi, si propagò come un virus lungo le vie di comunicazione dell'epoca, colpendo in particolar modo le zone più benestanti e con un alto tasso di alfabetizzazione.

Voci, informazioni e, con un termine moderno, "fake news" si diffondevano nel passato lungo strade, sentieri e stazioni di posta, passando da un villaggio all'altro in modo simile a un'epidemia.

Pubblicato in Storia


Uno studio del Cnr dimostra come la gestione dell'intervallo tra la prima dose di vaccino (primer) e quella di richiamo (booster) sia un fattore determinante per l'esito della diffusione epidemica. La ricerca è stata pubblicata su Physical Review Research.

 

L'intervallo tra la prima dose di vaccino (primer) e quella di richiamo (booster) è un fattore determinante nel contenimento di un’epidemia. In contesti di risorse limitate, la scelta della tempistica può influenzare in modo decisivo l’evoluzione del contagio. È quanto emerge da uno studio condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche con l’Istituto dei sistemi complessi (Cnr-Isc) e l’Istituto per le applicazioni del calcolo (Cnr-Iac), che ha utilizzato un approccio matematico per analizzare diversi scenari di distribuzione delle dosi e valutare l’impatto delle diverse strategie a livello di popolazione.

Pubblicato in Medicina

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