Taiwan ha messo quasi tre quarti dei ricavi mondiali delle fonderie di chip sopra la faglia che nel 1935 e nel 1999 ha ucciso più di cinquemila persone. Nel 2024 gli impianti hanno retto. Amitav Ghosh spiega perché il mondo ha scelto di non pensarci.

 



Quota dei ricavi mondiali delle fonderie di chip nel primo trimestre del 2026: TSMC 72,3 per cento, Samsung 6,5, SMIC 5,1, UMC 3,9. Elaborazione di Scienzaonline su dati TrendForce, primo trimestre 2026. File: grafico_fonderie_2026_it.png.

Una ricerca di respiro internazionale, condotta con il contributo dell'Università degli Studi di Milano, ha ridefinito la classificazione scientifica del proteo — lo storico anfibio troglobio che popola i bacini ipogei del Carso tra Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Invece dell'unica specie nota in precedenza, l'indagine ne ha identificate nove distinte, tra cui una nuova varietà nativa del territorio italiano denominata Proteus maurii, in omaggio al naturalista Edgardo Mauri. Questo aggiornamento, pubblicato sulla rivista Amphibia-Reptilia, fornisce strumenti fondamentali per predisporre piani di tutela specifici per ogni popolazione.

 

Fonte Pixabay

 

 

Gusci di Globorotalia limbata sinistrorsi (in alto) e destrorsi (in basso), in vista ombelicale e in vista spirale; le frecce rosse indicano il senso di avvolgimento. Barra di scala: 200 micrometri. Esemplari da Lo-En Guyot, Pacifico occidentale, foro ODP 872C, Miocene superiore. Figura 1 del lavoro citato, non modificata. Credito: Wade B. S., Pearson P. N., King D. J., Luciani V., PNAS 2026, Creative Commons Attribution 4.0 (CC BY), https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

 

Per milioni di anni i foraminiferi planctonici hanno avvolto il guscio in un solo senso. Poi, in poche migliaia di anni, lo hanno invertito in tutti gli oceani. Quattro paleontologi propongono una spiegazione: non è il clima, sono specie nascoste che si danno il cambio.

Un guscio di Globorotalia limbata è largo mezzo millimetro. Sotto il microscopio le camere si avvolgono a spirale, e la spirale gira in un senso solo: orario, e il guscio si dice destrorso, o antiorario, e si dice sinistrorso. È un carattere binario, il più facile da contare in un sedimento. Negli anni Cinquanta David Ericson contò i gusci di Neogloboquadrina pachyderma nelle carote dell'Atlantico settentrionale e vide che i sinistrorsi dominavano nei periodi freddi e i destrorsi in quelli caldi. Ne fece un termometro. Il termometro funzionava, ma per la ragione sbagliata: le ricerche successive trovarono due popolazioni distinte ai due lati del fronte polare, ciascuna con il suo verso. Quando il ghiaccio avanzava, le masse d'acqua scendevano a sud e i sinistrorsi prendevano il posto dei destrorsi. Nel 2006 la genetica ha chiuso il caso: la forma destrorsa è un'altra specie, Neogloboquadrina incompta.

Un'illuminazione più intensa durante la crescita delle piante favorisce l'accumulo di vitamina B9 negli ortaggi a foglia, riducendo al contempo la presenza di sostanze meno desiderabili. Lo conferma una ricerca dell'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA, sedi di Bari e Lecce), pubblicata sulla rivista scientifica Scientia Horticulturae. Questa tecnica si inserisce nel campo della biofortificazione, un approccio sostenibile che punta a incrementare il valore nutrizionale degli alimenti direttamente in fase di coltivazione.

La sperimentazione ha riguardato le foglie giovani (baby-leaf) di mizuna, cicoria e tatsoi, ortaggi comunemente impiegati per le insalate pronte al consumo di IV gamma. I risultati mostrano che una porzione da 100 grammi di mizuna o tatsoi coltivate con una maggiore disponibilità di luce soddisfa circa il 45% del fabbisogno giornaliero raccomandato di folati per un adulto e circa il 30% di quello indicato in gravidanza.

Da un solo esemplare di cono si leggono più di tremila tossine diverse. Dal mare sono usciti quarantamila composti e diciassette farmaci. Quasi metà dei coralli che costruiscono le barriere rischia l’estinzione. Una serie di articoli su ciò che il mare ha dato alla medicina, e su ciò che stiamo perdendo prima di averlo letto.

 

Conchiglia di cono con il disegno «a tende» del gruppo di Conus textile, dalla collezione dell’autore. Foto Guido Donati. Ritaglio su fondo bianco


Nel 1987 George Pettit isolò da 1.600 chili di Dolabella auricularia pochi milligrammi di un peptide che uccideva le cellule tumorali a concentrazioni mai viste. Il mollusco non lo fabbricava: lo mangiava. Da sola, in clinica, la molecola fallì. Legata a un anticorpo è oggi dentro otto farmaci approvati.

Esemplare di Dolabella auricularia, la lepre di mare da cui fu isolata la dolastatina 10. Fotografia da Syamsuriadi S., Nur I., Suryani S., International Journal of Zoology and Animal Biology, 6(1), 000441, 2023, Figura 1, licenza Creative Commons Attribution (CC BY). 

 

Le collezioni di storia naturale rappresentano da secoli una pietra angolare della conoscenza scientifica globale. L'Europa ne custodisce alcuni dei più grandi giacimenti al mondo, sebbene una porzione immensa di questo patrimonio rimanga ancora inesplorata. A mappare per la prima volta questo archivio scientifico è uno studio internazionale coordinato da Pierfilippo Cerretti e Dario Nania, ricercatori del Museo di Zoologia del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" della Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata sulla rivista BioScience, si inserisce nel solco delle attività di digitalizzazione e analisi condotte dal museo romano. Indagini precedenti, come quelle apparse su PNAS, hanno già dimostrato l'utilità di questi reperti per ricostruire i mutamenti negli ecosistemi provocati dal riscaldamento globale.


Uno studio coordinato dalla Statale di Milano, in collaborazione con il CNR-Nanotec e il Baylor College of Medicine, individua un meccanismo precoce di controllo cellulare. La scoperta, apparsa su Cell Reports, apre nuove strade per comprendere tumori e malattie congenite rare.

Una ricerca scientifica internazionale guidata dal professor Thomas Vaccari, del Dipartimento di Bioscienze dell'Università degli Studi di Milano, ha portato alla luce un meccanismo finora sconosciuto che governa il destino delle proteine e la comunicazione intercellulare. Lo studio — condotto insieme al gruppo del dottor Antonio Galeone del CNR-Nanotec di Lecce (nell'ambito del centro congiunto Tecnomed Puglia) e al professor Hamed Jafar-Nejad del Baylor College of Medicine di Houston — è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports.


La lumaca vampiro del Mediterraneo, nota scientificamente come Cumia intertexta, è stata eletta Mollusco dell’Anno 2026. Il riconoscimento è il risultato di un concorso internazionale di Citizen Science promosso dal Senckenberg Research Institute di Francoforte e dall’Unitas Malacologica. La candidatura della lumaca, che ha trionfato in finale con 5506 voti, è stata sostenuta da un team scientifico italiano guidato da Marco Oliverio della Sapienza Università di Roma, insieme a ricercatori della Stazione Zoologica e dell'Università del Salento.


Uno studio internazionale guidato dall'Università Statale di Milano e dalla Humboldt-Universität di Berlino, pubblicato su Nature Communications, svela come le piante selezionano la cellula madre fondamentale per la riproduzione.

La "scelta" decisiva nell'ovulo
Nelle angiosperme, le piante a fiore che dominano i paesaggi terrestri, la riproduzione avviene all'interno di una struttura microscopica chiamata ovulo. In questo ambiente protetto, avviene un passaggio critico: la pianta deve "scegliere" un'unica cellula tra tante per trasformarla nella Cellula Madre delle Megaspore (MMC). Questa cellula è l'unica destinata a generare il gamete femminile e, successivamente alla fecondazione, l'embrione.

 

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