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I pipistrelli vengono dall’Europa: genomi e fossili riscrivono l’albero

Guido Donati 03 Ott 2026



Il consorzio Bat1K ha letto 103 genomi completi e 44 fossili. L’origine più probabile dei pipistrelli, e del volo nei mammiferi, è l’Europa del tardo Paleocene, con una probabilità del 99,2 per cento. Sulla data esatta i comunicati e il paper non dicono la stessa cosa.

 

 

Le date che contano per l’origine dei pipistrelli, in milioni di anni fa: in blu il tardo Paleocene, epoca in cui il paper colloca l’antenato comune in Europa (probabilità a posteriori 99,2%); tratteggiato in arancio l’intervallo di 65–60 milioni di anni indicato dai comunicati universitari; in grigio l’intervallo dei fossili di pipistrello più antichi; linee punteggiate per l’estinzione di fine Cretaceo, l’origine africana degli Yinpterochiroptera e il fossile Vielasia. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Morales A.E. et al., Nature 2026, doi 10.1038/s41586-026-11007-3; limiti di epoca dalla scala cronostratigrafica internazionale. Grafico originale della redazione.


I pipistrelli sono più di 1500 specie, oltre un quinto dei mammiferi viventi. Sono gli unici mammiferi capaci di un volo battuto vero, e quasi tutti si orientano con l’ecolocalizzazione, emettendo suoni e ascoltandone l’eco. Da dove vengano è una questione aperta da decenni: di volta in volta sono stati proposti il Nordamerica, l’Africa, l’Asia.
Il problema sono i fossili. I più antichi risalgono all’inizio dell’Eocene, fra 56 e 52 milioni di anni fa, e vengono da Asia, Nordamerica, Europa e Australia. Sono già pipistrelli completi, capaci di volare. Prima di loro il registro è quasi vuoto, fatto di denti e frammenti.
Il consorzio Bat1K, 137 ricercatori guidati fra gli altri da Emma Teeling dell’University College Dublin, ha pubblicato su Nature il 23 settembre 2026 la prima fase del suo lavoro. Sono 103 genomi sequenziati a livello di cromosoma, 42 dei quali nuovi, che coprono tutte le 21 famiglie di pipistrelli riconosciute. A questi il gruppo ha unito una matrice di 699 caratteri anatomici per 65 specie, 44 delle quali fossili.


Il metodo conta quanto il risultato. Gli autori hanno trattato fossili e specie viventi nello stesso albero, con un modello che tiene insieme la nascita delle specie, la loro estinzione e la probabilità di lasciare fossili. Sopra l’albero hanno fatto girare un modello di dispersione fra continenti che tiene conto della deriva delle terre e della mobilità di animali che volano.
Il risultato: l’antenato comune dei pipistrelli viveva in Europa nel tardo Paleocene, con una probabilità a posteriori del 99,2 per cento. I suoi discendenti passarono con ogni probabilità in Africa. Da quel nodo europeo e africano partirono più espansioni indipendenti verso le Americhe, l’Asia e l’Australia, in un intervallo stretto all’inizio dell’Eocene. Gli Yinpterochiroptera, il sottordine che comprende le volpi volanti e i rinolofi, nascono in Africa circa 57,1 milioni di anni fa. Il modello respinge l’idea di un passaggio diretto dall’Africa al Sudamerica attraverso l’Atlantico.


C’è poi Vielasia, un pipistrello fossile di circa 50 milioni di anni capace di ecolocalizzare. L’analisi lo colloca nel ramo più antico dell’albero. Se la collocazione regge, l’ecolocalizzazione è più vecchia della diversificazione dei pipistrelli moderni. Il supporto però è medio: 68 per cento.
Ora la data. Il paper scrive a parole «tardo Paleocene», e le cifre dei nodi stanno nelle figure. I comunicati delle università dicono «circa 65 milioni di anni fa» o «fra 65 e 60». Per la scala cronostratigrafica internazionale il tardo Paleocene va da 59,2 a 56,0 milioni di anni fa; 65 milioni di anni fa è un milione di anni dopo l’estinzione dei dinosauri, nel Paleocene inferiore. Le due formulazioni non coincidono, e la differenza va chiarita con gli autori prima di scrivere una cifra.
Il genoma racconta anche una storia più confusa di quanto si pensasse. Per la famiglia dei Myzopodidae, i pipistrelli dalle ventose del Madagascar, solo il 22 per cento degli alberi costruiti gene per gene sostiene la collocazione proposta, che resta comunque la più sostenuta. Sui rapporti fra le grandi superfamiglie, poi, cromosomi diversi raccontano storie diverse. Gli autori lo attribuiscono a incroci antichi fra linee diverse e si affidano a una regione del cromosoma X dove la ricombinazione è quasi assente e la storia vera delle specie si conserva meglio.


Resta un dubbio di metodo che gli autori non affrontano nel testo letto. Il registro fossile dell’Eocene europeo è particolarmente ricco, e un continente dove si è scavato e descritto di più pesa di più in qualunque modello che usi i fossili. Il modello tiene conto della geografia e del volo; quanto tenga conto della diversa intensità degli scavi è una domanda da porre.
Il lavoro lascia anche una risorsa: genomi, il cariotipo ancestrale ricostruito in 26 cromosomi, il codice pubblico. Servirà a studiare le caratteristiche che rendono i pipistrelli un caso a parte fra i mammiferi: la longevità, fino a otto-dieci volte quella attesa per la taglia, e la tolleranza a molti virus.
Il dove sembra deciso. Il quando, per ora, è scritto in due modi.

Bibliografia 
Morales A.E., Liang Y., Thomas W.R. et al. (137 autori; autori senior Ray D.A., Vernes S.C., Dávalos L.M., Hiller M., Teeling E.C.), «Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography», Nature, 658, 8134, 141–152, pubblicato online il 23 settembre 2026, accesso aperto. doi: 10.1038/s41586-026-11007-3
Hand S.J., Maugoust J., Beck R.M.D., Orliac M.J., «A 50-million-year-old, three-dimensionally preserved bat skull supports an early origin for modern echolocation», Current Biology, 33, 4624–4640.e21, 2023 (citato nel paper; non letto direttamente).
University College Dublin, «Bats originated and took first flight in Europe, new UCD-led research suggests», comunicato stampa, settembre 2026; ripreso da ScienceDaily il 30 settembre 2026.




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