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Infezioni fungine nel passato: nuove scoperte nell'Italia centrale dalla necropoli di Selvicciola

Emma Bariosco 11 Set 2026


 

Uno studio internazionale guida Sapienza ha individuato probabili segni di micosi in cinque scheletri umani risalenti tra la tarda Antichità e l'alto Medioevo. La ricerca, apparsa su Scientific Reports, introduce un modello diagnostico innovativo per la paleopatologia.

Metodologia e dettagli dello studio

Mentre oggi le infezioni da funghi sono una preoccupazione sanitaria in crescita, la loro diffusione antica rimane un campo poco esplorato a causa della difficoltà nel distinguere le lesioni micotiche da quelle di altre malattie sui resti scheletrici. Per superare questo ostacolo, il team ha unito la paleopatologia classica alla tomografia computerizzata e alla ricostruzione 3D:

Analisi avanzata: Le tecnologie digitali hanno consentito di esaminare zone interne del cranio altrimenti inaccessibili, come le cavità nasali e le impronte dei vasi meningei.

Nuovo approccio diagnostico: Come spiegato da Ileana Micarelli (Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza), è stato applicato un "threshold method" che suddivide i tratti scheletrici in base alla loro forza diagnostica (fortemente diagnostici, diagnostici o suggestivi) per rendere la diagnosi delle micosi più trasparente e replicabile.

Contesto ambientale e rilevanza storica

L'analisi dell'ambiente rurale della necropoli viterbese di Selvicciola — caratterizzato da corsi d'acqua, terreni agricoli e grotte naturali — suggerisce che il contatto costante con il suolo, gli animali o l'inalazione di spore possano aver facilitato il contagio.

La ricerca rappresenta il primo caso di potenziale infezione micotica identificato su più individui dello stesso sito archeologico. I risultati dimostrano l'efficacia dell'integrazione tra bioarcheologia, imaging digitale e analisi ambientale per ricostruire il quadro sanitario e gli stili di vita delle popolazioni del passato.

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