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Articolo pubblicato il 17-03-2006
di Stefania Collet
Numero 26 - Anno 3
17 Marzo 2006
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Nuove prospettive terapeutiche per la distrofia muscolare di Duchenne
Nuove prospettive terapeutiche per la distrofia muscolare di Duchenne.
Un exon skipping con l’RNA messaggero consente di recuperare la produzione di
distrofina, migliora la forza contrattile e mantiene i benefici di un solo
trattamento per anni.
Una ricerca italiana, condotta dalla Prof. Irene Bozzoni, del Dip. di Genetica e Biologia
Molecolare dell’Università La Sapienza di Roma e finanziata da Telethon e Parent Project
Onlus, ha portato a sorprendenti risultati che potrebbero aprire la strada per una
terapia della distrofia muscolare di Duchenne.
Lo studio, intitolato ”Terapia genica sistemica della Distrofia Muscolare di Duchenne
nel modello animale del topo distrofico” e pubblicato da PNAS
(Proceeding of the National Academy of Sciences), è il frutto di un lavoro di ricerca
di base di molti anni condotto sul funzionamento dei geni e sul ruolo dell’RNA
messaggero.
La tecnica dell’exon skipping è una nuova opportunità terapeutica per la Distrofia
Muscolare Duchenne che in brevissimo tempo ha permesso di pianificare i primi trial
sull’uomo in diversi Paesi.
In Olanda ed in Inghilterra, infatti, si stanno già promuovendo alcune sperimentazioni
che utilizzano gli Oligonucleotidi antisenso mentre, in Australia, si sta lavorando
su un altro approccio che utilizza molecole chiamate “Morpholino”.
La strada percorsa dall’equipe della Bozzoni consentirebbe di avviare presto una
sperimentazione sull’uomo anche in Italia.
Con questa ricerca si è riusciti a modificare l’RNA messaggero per la distrofina
(la proteina mancante nella distrofia di Duchenne) rimuovendo la regione contenente
la mutazione e rendendolo capace di produrre una proteina più corta ma ancora funzionale.
I risultati di questa nuova strategia si sono ottenuti creando dei geni “terapeutici”
che, una volta inseriti in vettori virali (virus) resi inoffensivi, sono stati
iniettati localmente (per via intramuscolare) e sistemicamente (in tutto il corpo)
per via endovenosa in topi distrofici.
A sei mesi di distanza da questo trattamento sono state effettuate alcune analisi
che hanno dimostrato che i muscoli trattati non solo recuperano la produzione
di distrofina ma presentano anche un miglioramento della forza contrattile.
Gli animali trattati, infatti, con una singola somministrazione hanno mostrato un
netto miglioramento complessivo delle loro prestazioni “sotto sforzo”.
Attraverso la somministrazione in vena, è stato evidenziato che le molecole
terapeutiche raggiungono tutti i distretti muscolari, compresi il cuore e il diaframma.
Il dato sorprendente di questo studio, inoltre, è il mantenimento nel tempo dell’effetto
benefico di una sola dose che, essendo direttamente correlato alla durata del virus
utilizzato per “trasportare” il gene terapeutico, potrebbe mantenerne l’effetto anche
per cinque anni.
La Distrofia Muscolare di Duchenne è una malattia rara che colpisce 1
su 3.500 maschi nati vivi.
Si stima che in Italia ci siano 5.000 persone affetti dalla malattia, ma non esistono
dati ufficiali in quanto manca ancora un database dedicato.
Il tipo di distrofia muscolare che colpisce più comunemente i bambini è quella di
Duchenne (DMD); la malattia, nota fin dalla seconda metà del secolo scorso, deve il
suo nome al medico francese Duchenne che la descrisse accuratamente nel 1868.
Ad esserne affetti sono esclusivamente i maschi, tranne rarissime eccezioni, a causa
di un’alterazione di un gene localizzato sul cromosoma X che contiene le informazioni
per la produzione di una proteina: la distrofina.
La mancanza di distrofina induce la membrana cellulare a diventare permeabile ad
alcune sostanze che di solito non potrebbero penetrare, causando “l’esplosione”
della cellula e, quindi, la sua morte.
I primi sintomi si manifestano, generalmente, tra i 2 e i 6 anni; la malattia colpisce
per primi i muscoli profondi delle cosce e delle anche, il bambino presenta un'andatura
dondolante, tende a camminare sulle punte, ha difficoltà a rialzarsi da terra, a saltare,
a salire le scale, camminando si stanca con facilità.
Progressivamente, la degenerazione dei muscoli colpisce anche quelli respiratori -
diaframma e muscoli intercostali - fino a rendere necessaria l'assistenza respiratoria.
Frequentemente anche il miocardio è interessato dalla malattia, soprattutto negli ultimi
anni di vita.
Altro danno importante può essere causato dall'eccessiva curvatura della spina dorsale.
Uno dei criteri per cui il medico può sospettare la DMD è il cosiddetto segno di Gowers,
cioè il modo particolare con cui il paziente distrofico si alza da terra o dalla
posizione seduta.
Si calcola che circa un terzo dei casi DMD nasca da madri che non sono portatrici;
la malattia, in questo caso, è dovuta ad una nuova mutazione del gene per la
distrofina, è un errore accidentale che non può essere previsto e che non è
trasmesso dai genitori.
Attualmente non esiste una cura specifica, ma un trattamento da parte di una equipe
multidisciplinare, la fisiochinesiterapia generale e respiratoria, la chirurgia
ortopedica selettiva, i controlli cardiologici e, soprattutto, l'assistenza
respiratoria, permettono di limitare gli effetti della malattia,
di prolungare la durata della vita e di migliorare le condizioni generali.
Le aspettative di vita, quindi, possono anche raddoppiare rispetto ai 15 anni
possibili fino ad un decennio fa.
Il Parent Project Onlus che insieme a Telethon ha finanziato la ricerca, è una
associazione di genitori fondata 10 anni fa.
Oggi rappresenta centinaia di famiglie, è impegnata nel finanziamento diretto della
ricerca scientifica – oltre 1.000.000 di euro per 50 progetti specifici – e riveste
un ruolo fondamentale nello studio di interventi mirati a sostenere le persone affette
dalla distrofia di Duchenne e Becker e le loro famiglie.
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Autore: Stefania Collet
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