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Scienzaonline Anno 8° n. 89 Luglio-Settembre 2011

 

Fermate quei neutrini!

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Editoriale

Voglio che qualcuno fermi quei neutrini nella loro corsa folle per arrivare presto, molto presto, quasi subito, al traguardo. Per arrivarci – come sembra – prima della luce, che pure tanto piano non andava. Voglio che qualcuno li fermi, o quanto meno provi a intralciarli e rallentarli un po', così da farli arrivare con calma. Lo voglio per una serie di motivi, ma soprattutto perché sono stanco. Un po' anziano e stanco. Vi state chiedendo che c'entra la mia stanchezza con la corsa a precipizio dei neutrini? Be', se avrete la pazienza di arrivare in fondo a questo articolo lo capirete.
Tutto nasce dal fatto che della scienza mi sono innamorato presto, nella mia vita. Probabilmente in qualche indefinibile momento durante il corso del mio iter scolastico, verso i tredici o quattordici anni. Mi ricordo in particolare di un libro responsabile di questo innamoramento, un libro dove si parlava di natura, cioè di come sono fatti il mondo e l'essere umano, ma anche di scienza vera e propria, cioè di come si fanno le ricerche, gli studi, gli esperimenti, per scoprire come sono fatti il mondo e l'essere umano. E quella è stata la mia prima impressione della scienza che, come il primo amore, non si scorda mai: una serie di informazioni e di dati, strettamente unita alla conoscenza degli esperimenti eseguiti per raccoglierli, delle idee che li hanno guidati, e dei metodi che sono stati seguiti.

Crescendo, tutti questi concetti sono divenuti più dettagliati, completi, numerosi, e in pochi anni mi son fatto un'idea – credo – abbastanza buona di come è fatto il mondo e di come si fa ricerca: quanto meno in certi campi, perché per tutto sarebbe impossibile. Ma a questo punto è cominciata a succedere una cosa strana. Dapprima sporadicamente, poi sempre più spesso, alcune delle conoscenze certe già acquisite hanno cominciato a vacillare, a sfocarsi, a dissolversi, a trasfigurarsi, lasciando intravedere la necessità di essere sostituite da altre "nuove" o "più esatte". Diverse. E io, in buon ordine, mi sono adeguato.

 

Le energie pulite in un manuale

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Nasce dal desiderio di colmare la lacuna della scarsa informazione sulla produzione e l’uso dell’energia il volume Il futuro dell’energia, scritto a quattro mani da Mario Tozzi e Valerio Rossi Albertini per Edizioni Ambiente. Entrambi ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, i due autori sono, rispettivamente,  geologo da tempo prestato alla divulgazione scientifica il primo e fisico nucleare  specializzato in Scienza dei materiali e docente presso l’Università La Sapienza di  Roma il secondo.
Grazie anche alla complementarietà delle loro formazione e dell’attività svolta, i due scienziati  hanno realizzato un testo agile, che, seppur sinteticamente, offre una panoramica completa della situazione attuale in tema di fonti energetiche alternative e  getta uno sguardo alle nuove possibilità che la ricerca in questo  settore offre.

 

 

L'annessione dell'Abruzzo all'Italia unita

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La spedizione dei Mille era praticamente finita. La Sicilia, con la sola eccezione di una fortezza a Messina, era tutta in mano a Garibaldi, o meglio ad Agostino Bertani, di formazione medico ma per vocazione politico rivoluzionario, nominato dal Generale pro-Dittatore dell'isola. Lui, Garibaldi, il Dittatore in capo, insofferente dell'attività politica e dell'inattività bellica, si era rimesso in marcia per proseguire con le armi la conquista del Regno del Sud. Era risalito per la Calabria e per la Campania e, senza incontrare resistenze di rilievo, era giunto fino in prossimità di Napoli, dove avrebbe messo piede il 7 settembre del 1860 accolto da un tripudio di folla festante. Federico II di Borbone aveva appena abbandonato la città fuggendo verso Gaeta.
Il giorno prima dell'ingresso nella capitale campana, Garibaldi aveva incontrato due docenti universitari, Salvatore Tommasi e Raffaele Piria, che agendo per conto di Cavour l'avevano scongiurato di procedere all'annessione di tutto il meridione al Regno di Sardegna. I due però non si erano dimostrati buoni diplomatici e l'unica conseguenza dell'incontro era stata un irritato fastidio manifestato da Garibaldi nei confronti del primo ministro piemontese.
Noto per le sue posizioni "moderate" a favore dell'unificazione dell'Italia sotto la monarchia dei Savoia, poco tempo prima, ai primi di agosto, Tommasi era stato chiamato da Cavour e invitato a scendere nel sud Italia tenendosi pronto a svolgere una discreta attività politica a vantaggio del Piemonte. La prima prova sul campo, l'incontro con Garibaldi, non aveva avuto i risultati sperati, ma il conte ministro, i suoi confidenti e Tommasi stesso non avevano ritenuto di dover abbandonare la partita, il che avrebbe significato d'altronde lasciare campo libero ai mazziniani per sollecitare una rivoluzione di popolo a forte impronta repubblicana.
Pochi giorni dopo l'appuntamento con il Generale, Tommasi si accinse dunque a una nuova missione in Abruzzo: una «debolissima missione», scrisse in una lettera a un amico, consistente nel verificare la possibilità di un'annessione pacifica dell'intera regione al Regno di Sardegna. I primi contatti con i sindaci del luogo gli dettero uno slancio insospettato e presto si ritrovò ad aver cambiato idea su quella che prese a denominare «una santa missione». Senza nemmeno dover faticare troppo, se non per gli affrettati spostamenti in un territorio complesso e disagevole, in pochi giorni il medico accumulò decine di firme di primi cittadini della zona, che in nome dei loro governati dichiaravano l'adesione al regno sabaudo. La mattina del 7 ottobre del 1860 ad Ancona, andandogli incontro all'uscita dalla messa, Tommasi porse al re un documento ufficiale sottoscritto da 150 sindaci di Comuni abruzzesi.

 

 

Lilio, lo sconosciuto inventore del calendario

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Si deve a questo studioso calabrese del ’500 l’attuale sistema di misurazione del tempo. Eppure della sua vita e della sua attività di scienziato si sa poco. Un ricercatore dell’Iccom-Cn, ne sta promuovendo la riscoperta, attraverso un libro e alcuni convegni

Medico, matematico e astronomo del 1500, Luigi Lilio occupa un posto di rilievo nella storia della misurazione del tempo. Si deve a lui, infatti, l’ideazione del calendario gregoriano. Eppure dell’importanza delle sue intuizioni è rimasta solo qualche debole traccia. La scarsa notorietà del personaggio è dovuta al fatto che la riforma del calendario non porta il suo nome bensì quello di papa Gregorio XIII che l’ha divulgata nel 1585. Ma è il calendario di Lilio quello che ancora oggi si usa.
La riscoperta di questa interessante figura si deve anche all’attività e alla passione di Francesco Vizza, ricercatore dell’Istituto di chimica dei composti organo metallici (Iccom) del Cnr che sullo studioso ha di recente pubblicato un libro e promosso convegni di approfondimento.
L’importanza di Lilio emerge a pieno se si considera che nel Cinquecento erano ancora inesistenti le leggi dei modelli planetari e non erano ancora state acquisite molte conoscenze astronomiche e matematiche. Malgrado questi limiti, lo scienziato ha sciolto un nodo che per secoli aveva impegnato personalità di tutto rispetto, come Niccolò Copernico, che però aveva fallito.

 

Dormire fa bene alla linea

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Uno studio multicentrico svolto nell’ambito del VI Programma Quadro rivela che i bambini che dedicano meno ore al sonno tendono a essere in sovrappeso rispetto ai coetanei che riposano di più

I bambini del Nord Europa dormono in media più dei loro coetanei dei paesi meridionali; i bimbi che frequentano la scuola dell’infanzia riposano più di quelli della primaria. Differenze esistono anche tra piccoli normopeso e sovrappeso: i primi dedicano al sonno 30 minuti di più a notte rispetto ai secondi. Sono alcuni dei  dati contenuti nel progetto Idefics (Identification and prevention of dietary and lifestyle induced health effects in children and infants), uno studio multicentrico finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VI Programma Quadro. La ricerca, pubblicata sulla rivista Sleep, ha coinvolto 16.224  bambini di età compresa tra i 2 e i 9 anni appartenenti a otto nazioni europee: Italia, Estonia, Cipro, Belgio, Svezia, Ungheria, Germania e Spagna. I piccoli sono stati divisi in due classi di età: 2-6 anni, scuola dell’infanzia; 6-9 anni, scuola primaria.
“L’ampiezza del campione, la sua rilevanza strategica in tema di prevenzione, le caratteristiche cross-culturali e l’uniformità delle procedure operative hanno reso il progetto adatto all’analisi dell’associazione tra durata del sonno e sovrappeso”, spiega Gianvincenzo Barba dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Avellino, tra i firmatari dell’articolo scientifico. “In particolare, è stato analizzato il rapporto tra durata del sonno e adiposità in età pediatrica”.

 

Arriva il laser intelligente contro gli incendi boschivi

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Il dispositivo è stato messo a punto dal Consorzio Crati e dall’Isac-Cnr, in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma

Individuare gli incendi boschivi tempestivamente e localizzare con precisione il loro punto di innesco. È quanto consente di fare il laser “intelligente” messo a punto, all’interno del progetto Alpi, dal Crati (Consorzio per la ricerca e le applicazioni di tecnologia innovativa), con sede a Rende (Cs), presso  l’Università della Calabria, e dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Lamezia Terme (Cz), in  collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università Tor Vergata di Roma. Gli incendi boschivi costituiscono una delle più gravi emergenze che l’Europa mediterranea - e il nostro Paese in particolare - si trovano ad affrontare periodicamente. E uno dei problemi principali è costituito dal ritardo che si registra tra l’innesco dell’incendio e il momento dell’intervento da parte delle strutture competenti. Agire nelle prime fasi dello sviluppo delle fiamme ridurrebbe i danni, consentendo inoltre un risparmio di risorse.

 

Tre Cefeidi nel cuore della Via Lattea

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Tra venti e settanta milioni di anni fa ha prodotto con un ritmo frenetico nuove stelle, per poi divenire quiescente in epoche più recenti, fino ai giorni nostri. Questa ‘fucina’ si trovava nelle zone centrali della nostra galassia, attorno a un buco nero supermassiccio. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto da un team internazionale di astronomi, tra cui Giuseppe Bono dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma e dell’Università  di Roma Tor Vergata e pubblicato oggi sulla rivista Nature.  Determinante è stata la scoperta di tre stelle variabili di tipo Cefeide a solo poche decine di anni luce dal centro della nostra Galassia, la dove mai prima d’ora erano state individuate stelle simili.
“Le stelle Cefeidi classiche sono degli ottimi traccianti delle popolazioni stellari giovani e ne sono già state identificate diverse centinaia nel disco della Via Lattea” commenta Giuseppe Bono. “Queste stelle sono molto popolari in Astronomia perché possiamo determinare la loro distanza e la loro età con una notevole precisione se confrontate con altri gruppi di stelle evolute. La polvere ed il gas interposti tra noi ed il centro  non ci avevano consentito di individuare Cefeidi classiche  in questa regione. Abbiamo allora scandagliato quella zona con strumenti  che osservano nell’infrarosso.  Questo ci ha consentito, per la prima volta, di identificarne tre nel centro della nostra Galassia”.

 

 

Studiare lo stress d’alta quota per capire demenza e depressione

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Due alpinisti italiani tenteranno la prima salita del Cho Oyu in Tibet, la sesta vetta più alta del mondo, senza portatori d’alta quota né ossigeno. A monitorarne le condizioni psicofisiche il Cnr di Pisa con il Centro Extreme. Dalle variazioni delle funzioni cognitive, si punta a comprendere meglio il funzionamento dell'ippocampo
Gli effetti dello stress da performance estrema in alta quota su alcune funzioni cerebrali saranno studiati dal Centro Extreme, che vede la collaborazione tra Istituto di Fisiologia clinica (Ifc) e Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione (Isti) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr), Università e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Le indagini verranno effettuate durante la spedizione degli alpinisti Cristian Balducci e Marco Rusconi, partiti oggi dall’Italia per tentare la salita del monte Cho Oyu in Tibet, la ‘Dea Turchese’, sesta cima più alta del mondo a 8.201 metri sulla catena dell’Himalaya. La salita – la prima per gli italiani - avverrà per la via Lato Nord e, se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, Balducci tenterà anche la discesa in sci fino al campo base.

 

L'Africa mediterranea

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Gli inaspettati eventi che hanno coinvolto la sponda mediterranea del continente africano nelle ultime settimane, e che ora hanno investito alcuni Paesi del Medio Oriente, stanno mutando il quadro geopolitico dell'area quale si era determinato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale e alla guerra fredda.
Il mondo accademico si era per così dire "distratto" riguardo a tali contesti.
L'esigenza di comprendere i significati ed i possibili sviluppi dei movimenti di protesta ha ingenerato un forte ed improvviso nuovo interesse sul Nord Africa. A riprova del desiderio di colmare una grave lacuna, sono in corso numerose iniziative culturali, conferenze e pubblicazioni aventi per oggetto studi e ricerche di natura socio-politico-economica riguardanti gli Stati sconvolti dai movimenti di piazza.
Tra le ricerche pubblicate è risultata di grande interesse quella presentata il 18 maggio presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di via Caetani a Roma, nell'ambito della manifestazione "Il maggio dei libri" promossa dal Centro per il Libro e la Lettura.
Alla presentazione del volume intitolato "L'Africa mediterranea", edito da Donzelli, oltre all'autore Karim Mezran, direttore del Centro studi americani di Roma e Docente di Storia del Medio Oriente presso il Bologna Center della Johns Hopkins University, erano presenti Alberto Negri, inviato per il Medio Oriente de "Il Sole 24 Ore", Pino Buongiorno, giornalista e Direttore scientifico di "Diplomacy" e Lapo Pistelli, Responsabile delle Relazioni Internazionali del Partito Democratico.

 

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Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

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